Ecco la seconda puntata della Conferenza di Melanie Joy: di nuovo ringrazio di cuore il Comune di Milano e l’Assessore Chiara Bisconti per il dono fatto alla città. Qui trovate la 1° parte della conferenza, integralmente trascritta.

Melanie Joy, si è formata ad Harvard, psicologa e docente di psicologia e sociologia presso l’Università del Massachusetts (Boston), sarà in Italia dal 16 al 18 novembre 2012 in occasione del tour italiano per la consegna del Premio Internazionale “Empty Cages 2012″.

Ed ora ridiamo la parola a Melanie:

COSA PROVOCA QUESTA LACUNA (GAP) E QUALI SONO LE CONSEGUENZE? Ho trascorso metà della mia vita prima che io cominciassi a pormi queste domande.

Era il 1989 e mi sono risvegliata in un letto di ospedale attaccata ad una flebo piena zeppa di antibiotici all’ospedale di Beth Israel Deaconess Medical Center – A Teaching Hospital of Harvard, dopo aver mangiato quello che si è rivelato il mio ultimo hamburger. Secondo il mio team di dottori (preciso che questo ospedale è un ospedale universitario di Harvard e, con mia grande umiliazione, ricordo che mi è stato assegnato un gruppo di medici tirocinanti giovani e molto attraenti e tutti affascinati dalla mia attività intestinale) e secondo il dipartimento di Salute Pubblica (che ha poi chiuso il ristorante in cui ho commesso l’errore di mangiare) avevo mangiato un hamburger che conteneva il Campylobacter.

Lo conoscete? E’ simile alla salmonella, qualcuno lo hai mai avuto? Ok … allora immaginate la peggiore influenza intestinale della vostra vita e moltiplicate per 10! Contrarre il campylobacter è stata una delle peggiori esperienze della mia vita, ma è stata anche una delle migliori: è stato un momento di svolta per me. Prima di ammalarmi, mi ero sentita gradualmente sempre più “agitata” all’idea di mangiare carne, avendo visto, in un paio di occasioni, alcune informazioni sulla realtà dell’allevamento animale, in qualche modo già sapevo che il fatto di mangiare carne era in completa antitesi con i miei valori fondamentali; come la maggior parte delle persone, tenevo agli animali, soprattutto quando constatavo che la loro sofferenza era così intensa e così completamente inutile, ma in effetti non ero ancora stato “recettiva” nei confronti di quelle informazioni di cui già disponevo.

La mia reazione era stata sempre: “no, non me lo dire, che mi rovini il pasto!”.

Ma dopo essermi ammalata, non ho più voluto mangiare hamburger o nessun altro tipo di carne e non l’ho più fatto.

E poi mi è successo qualcosa di particolare: dopo aver smesso di mangiare animali, ho fatto la CONNECTION, ho STABILITO IL LEGAME! C’è stato un cambiamento, una svolta nella mia coscienza, una svolta radicale.

NON VEDEVO “C O S E    D I V E R S E”,

VEDEVO LE MEDESIME COSE “D  I V E R S A M E N T E”.

Ricordate come vi è sembrata diversa la carne quando vi ho detto che il ragù proveniva da un golden retriver? Ecco come mi è sembrata improvvisamente TUTTA LA CARNE!!

E’ strano come le lacune (GAP) nella nostra coscienza diventino VISIBILI proprio nel momento in cui cominciano a SCOMPARIRE.

Mentre da un lato si colmava questa lacuna, dall’altro la mia mente si apriva.

Volevo apprendere tutta la verità sull’allevamento animale: era una verità che era stata sempre intorno a me o davanti ai miei occhi, ma era una verità che io non ero stata in grado o non avevo voluto guardare.

Avevo bisogno, dovevo, volevo assolutamente capire, in che modo, quando si tratta di mangiare animali, persone razionali ed affettuose proprio come me, possono, citando le parole dello psicologo e dell’attivista Robert Jay Lifton, semplicemente “just stop thinking” … semplicemente SMETTONO DI PENSARE. (Ndr: andate a vedervi Robert Jay Lifton, un ragazzino del ’26 e date un’occhiata ai suoi lavori!)

Quindi ho trascorso quasi vent’anni alla ricerca di risposte, compresa una decina d’anni di ricerche che sono poi culminate nella mia tesi di dottorato sulla psicologia del “mangiare carne”, e quello che ho scoperto era destinato a cambiare quello che io ed altri nel campo della psicologia e dell’attivismo avremmo pensato intorno al “fatto” di “mangiare carne”.

Per condividere le mie scoperte con voi, vorrei cominciare con un PICCOLO ESERCIZIO.

VEGANI, VEGETARIANI, CARNIVORI ed ONNIVORI? CHE CAMBIA?

  • Se vegetariano è il termine che usiamo per riferirci a qualcuno che segue la corrente del vegetarianesimo,
  • Se vegano è il termine che usiamo per descrivere qualcuno che segue il veganesimo,

come chiamiamo qualcuno che non è né vegetariano, né vegano?

Voi come lo chiamate?

Onnivoro? Carnivoro? In inglese noi abbiamo anche il termine, non consueto nella lingua italiana, di “meat eater”, mangiatore di carne.

Allora onnivoro e carnivoro son due termini molto comuni e veniamo alle definizioni.

  • Onnivoro per definizione è un animale, umano o meno, che può ingerire sia materia proveniente dalla carne, che materia vegetale.
  • Carnivoro è un animale che ha bisogno di ingerire carne per sopravvivere.

Onnivoro e carnivoro descrivono entrambi una predisposizione biologica, NON UNA SCELTA FILOSOFICA – IDEOLOGICA.

Ed ecco il punto centrale: tendiamo a presumere che solo vegani e vegetariani portino il loro “sistema di valori” a tavola. Ma non è così: la maggior parte di noi mangia MAIALI e NON CANI, perché HA UN SISTEMA DI VALORI.

Quando MANGIARE ANIMALI

NON È UNA NECESSITÀ

per la sopravvivenza, e questo è il caso della maggior parte dei paesi del mondo oggi, allora è una SCELTA e le scelte vengono sempre da:

  • credenze
  • e convinzioni.

E quello che ho riscontrato è che esiste un sistema di valori, credenze e di convinzioni che ci porta a mangiare “alcuni” animali: e questo è il sistema di valori che ho definito “carnismo”.

IL”CARNISMO” È UNA IDEOLOGIA, UN SISTEMA DI VALORI PARTICOLARE, È UN’IDEOLOGIA DOMINANTE, UN SISTEMA INVISIBILE RADICATO, CHE PLASMA CREDENZE, COMPORTAMENTI, NORME E LEGGI.

Ed è anche un’ideologia violenta in quanto la carne non può essere procurata senza uccidere.

Le ideologie dominanti e violente, come il “carnismo”, sono sistemi che si servono di una serie di meccanismi di difesa per permettere a persone umane e compassionevoli di prendere parte a pratiche invece disumane per far parte di un’ideologia. In altre parole il “carnismo” ci insegna a NON SENTIRE (not to feel!).

LA NEGAZIONE (DENIAL)

La principale difesa del carnismo è la negazione (“denial” in inglese). (Ndr :“la negazione, in psicologia, è un meccanismo di difesa; lo “agiamo” ogni giorno in mille modi … ed in poche parole determina una compromissione dell’esame di realtà, fino alla completa scotomizzazione dalla coscienza del dato di fatto conflittuale o intollerabile, senza alcuna consapevolezza di ciò.” Fonte wikipedia. Inutile dire che il dizionario di psicologia del Galimberti sarebbe più preciso.

Se neghiamo che c’è un problema alla radice, allora non dobbiamo farci niente. La negazione (denial) è espressa prevalentemente attraverso l’invisibilità ed il modo in cui il carnismo rimane invisibile è legato al fatto che rimane “innominato”.

Se non lo nominiamo, non lo possiamo pensare e, quindi, non lo possiamo mettere in discussione, non lo possiamo sfidare, e quindi mangiare animali sembra più un DATO DI FATTO, che una scelta.

Il “carnismo” tuttavia tiene anche lontane dalle sguardo pubblico le sue vittime (gli animali imprigionati negli allevamenti intensivi di tutto il mondo) e così sono anche lontani dalla nostra coscienza.

E come dice l’autrice e la critica sociale Carol J. Adams: “If the problem is invisible … then there will be ethical invisibility.”, Se il problema è invisibile, allora ci sarà invisibilità etica”.

Il carnismo è un intero sistema di vittimizzazione, ne siamo tutti vittime in un modo o nell’altro. Prima di parlare delle vittime invisibile del carnismo, vorrei fare un piccolo esercizio con voi per rendervi contro delle dimensioni e del potere del sistema di cui sto parlando.

Provate a rispondere a questa domanda:

124.000 ANIMALI DI ALLEVAMENTO

VENGONO UCCISI GLOBALMENTE

OGNI QUANTO?

Risposta:

  • mese
  • settimana
  • giorno
  • ora
  • minuto

Indovinate un pò?

MINUTO

è

la

risposta

corretta.

Questo ammonta a 65 miliardi di animali uccisi all’anno.

124.000 animali uccisi al minuto, moltiplicati per 1.440 minuti al giorno per 365 giorni l’anno fa 65.174.400 innocenti morti per nulla.

Nel tempo che abbiamo impiegato per svolgere questo esercizio, sono stati massacrati 124.000 animali.

Pensateci.

Pensate anche a quanti animali negli allevamenti industriali avete visto? Quanti ne avete visti questa settimana? Questo mese? Questo anno? Quanti ne avete visti nella vostra vita? Lo sapete dove sono e dove si trovano?

Pensa a quante persone vedi ogni giorno? E pensa che gli animali negli allevamenti intensivi sono decine di volte superiori alla popolazione?

Ed allora dove sono?

Visto che le “parti del corpo” di questi animali sono letteralmente dappertutto, come mai non li vediamo mai negli allevamenti intensivi?

Non vediamo gli animali i cui corpi diventano il nostro cibo, PERCHE’ NON DOBBIAMO VEDERLI, NON SIAMO AUTORIZZATI!

Questi poveri animali non vivono come l’industria agroalimentare vorrebbe farci credere in fattorie ed allevamenti felici: negli USA il 99 % (questa è la percentuale degli Stati Uniti ma so che in molti paesi è sovrapponibile ed in Europa è molto vicina questa), negli USA il 99 % degli animali da cui viene presa carne, uova, latte che arrivano nei nostri piatti, prevengono da allevamenti intensivi-industriali.

Che sono invece così. Fonte qui.

Sono capannoni senza finestre che si trovano in località sperdute a cui è praticamente impossibile aver accesso a meno che non si sia interni al sistema. E se si cerca di aver accesso a questi complessi, si rischia la prigione. 

Una serie di leggi e di norme, che stanno fiorendo in molti paesi, hanno proprio lo scopo di tutelare il business dell’allevamento e reprimono gli attivisti.

Solo un esempio.

Vi presento The AETA “Animal Enterprise Terrorism Act (AETA) is a United States federal law (Pub.L. 109-374; 18 U.S.C. § 43) that prohibits any person from engaging in certain conduct “for the purpose of damaging or interfering with the operations of an animal enterprise.“.

L’attivista ed avvocato Dara Lovitz ci spiega che la legge ha ridefinito l’ATTIVISMO come ATTIVITA’ DI TERRORISMO e stabilisce che una persona si macchia di un crimine federale di terrorismo se prende parte a qualsiasi tipo di attività che possa ridurre il profitto di un’impresa di allevamento animale.

Questa è una tra le tante leggi che stanno spuntando nel mondo e questa legge viola il DIRITTO FONDAMENTALE ALLA LIBERTA’ DI PAROLA degli attivisti. (Per chi volesse approfondire, consiglio vivamente la lettura di questi contributi “Lawyer and author Dara Lovitz discusses the Animal Enterprise Terrorism Act (AETA), its relevance, and its chilling effect on First Amendment rights, freedom of speech, and activism.- New York University Law School, March 23, 2010.” sul sito http://chrislagergren.com/category/videos/aepaaeta/.)

CHI RIMANE INVISIBILE NELL’INDUSTRIA DELLA CARNE?

Allora chi sono questi individui che l’industria carnista si impegna così tanto a nascondere ai nostri occhi?

Vi mostrerò un breve filmato che ha la presentazione e la narrazione di Jonathan Balcombe, attivista etologo autore di oltre 40 articoli e 4 libri sulla condizione animale, che ci spiega della vita interiore degli animali di allevamento; li vedremo nel progetto Farm Sanctuary, vediamo il video e poi vi riassumo il succo alla fine.

(Ndr: qui trovate molti video, io ve ne ho selezionato uno solo; per vedere quello proposto da Melanie, vi rimando qui: guardate il video dal minuto 24:20 al minuto 27:40).

Santuari come questo ospitano un numero molto esiguo di animali.

Tra poco vi mostrerò un altro video che mostra invece come vive il restante 99 % degli animali, ma vi avverto prima. Il video che vi mostrerò può essere difficile da guardare, ma vorrei ricordarvi che il mio obiettivo non è quello di sconvolgervi ma di sensibilizzarvi. Per poterlo fare devo rendere visibile l’invisibile e mi sono impegnata molto per selezionare del materiale che fosse sufficiente per informarvi ma senza traumatizzarvi. Quindi vorrei incoraggiarvi a guardare questo video, perché penso che la responsabilizzazione e la consapevolezza che ne trarrete, sarà maggiore del disagio che proverete.

E questa è un’opinione che ho raccolto da migliaia di persone nel corso degli anni: però vi incoraggio anche a prendervi cura di voi e se è troppo, chiudete gli occhi e tappatevi le orecchie. 

(Per chi voglia vedere il video, basta andare qui dal minuto 28:30).

Sono solo 4 minuti su un’ora di presentazione, ma è la parte che sembra più lunga. Grazie della vostra testimonianza. Le immagini erano molto eloquenti e descrivevano anche le pratiche e tutte queste pratiche è da sottolineare, vengono svolte senza anestesia. Le pratiche che avete visto nel filmato sono considerate standard ed avvengono anche negli stabilimenti cosiddetti “biologici” o a “libero pascolo”.

Chiaramente gli animali pagano a caro prezzo il nostro carnismo, ma come ho detto prima, non sono le sole vittime del sistema: un altro gruppo di invisibili vittime sono coloro che lavorano nei mattatoi, nei macelli. Per darvi un’idea del tipo di industria di cui stiamo parlando, vi mostro questi: ci sono molte compagnie ed aziende che vendono, ad esempio dei “castratori” come se fosse un tagliaunghie.

Quella dell’allevamento è un’industria da 125 miliardi di dollari l’anno, solo negli Stati Uniti: se volete, potete comprarvi un bel castratore su ebay! (Andate a vedere il video dal minuto 34:30, che Melanie ve ne mostrerà uno!).

Questo per dire che c’è un’intera industria, un intero sistema costruito intorno a questo tipo di violenza e di massacro e questo è il tipo di strumenti con cui le persone che lavorano nei macelli devono confrontarsi: molti di questi lavoratori sono affetti da stress post-traumatico.

Vorrei condividere con voi 3 soli titoli provenienti da un rapporto sugli incidenti sul lavoro occorsi dentro queste industrie, redatto dall’organizzazione statunitense che si occupa di tutelare i lavoratori: “Addetto finisce in ospedale per una lacerazione al collo da lama rotante”, “L’occhio di un impiegato è stato colpito da un gancio”, “Addetto decapitato da una macchina sfogliatrice”.

Infatti nel 2005 per la prima volta la Human Right Reports ha steso un rapporto in cui critica una sola industria statunitense: quella della carne, per condizioni di lavoro così terribili da violare i diritti umani più fondamentali.

Fonte foto qui http://www.state.gov/j/drl/rls/hrrpt/

E l’ambiente è un’altra vittima invisibile del carnismo. (Ndr: avete mai visto “A delicate balance?“)

Ormai è assodato che l’allevamento intensivo è il fattore che contribuisce maggiormente all’inquinamento globale del nostro Pianeta, che il mondo affronta oggi.

E noi siamo le vittime invisibile del carnismo.

Paghiamo il carnismo con la nostra salute, perché mangiare carne animale è collegato con le principali malattie; l’American Dietetic Association, che è l’organo più autorevole in materia, sostiene che le diete vegane non sono solo corrette dal punto di vista nutrizionale, ma portano anche un beneficio nella prevenzione e nella cura delle malattie. (NDR: “Posizione Ufficiale – E’ posizione dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete vegetariane totali o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, inclusa gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia, adolescenza, e per gli atleti.” Fonte: http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ADA_ital.htm)

E paghiamo il carnismo con le tasse, MILIONI DI DOLLARI all’anno vanno in SOVVENZIONI all’industria della carne.

E paghiamo il carnismo con i nostri cuori e le nostre menti, perché per mangiare il corpo di un altro essere senziente, soprattutto quando questo non è necessario, dobbiamo bloccare la nostra consapevolezza e chiudere la porta in faccia alla nostra empatia. Paghiamo il carnismo con la lacuna nella nostra coscienza.

Abbiamo parlato molto dell’invisibilità: ma secondo voi l’invisibilità da sola sarebbe sufficiente per mantenere TUTTO il sistema, è possibile?

Certo che no! Guardatevi intorno, ci sono indizi seminati ovunque intorno a noi, quando si mangia un pezzo di carne si sente la vena, il porcellino allo spiedo al barbecue lo vedete intero con tutta la faccia, vi capitano prima o poi ospiti vegani a cena, e c’è una quantità enorme di animali morti sotto forma di carne ovunque ci giriamo.

Quindi quando l’invisibilità inevitabilmente fallisce, allora il sistema ha bisogno di una riserva: dobbiamo GIUSTIFICARE IL FATTO DI MANGIARE ANIMALI.

E impariamo a giustificare il fatto di mangiare carne, pensando che i MITI che ruotano intorno alla carne siano delle verità che riguardano la carne.

C’è un’ampia mitologia intorno al fatto di mangiare animali: ma tutti questi miti possono essere raggruppati sotto le “3 N” della giustificazione:

MANGIARE CARNE, UOVA, LATTICINI è NORMALE, NATURALE e NECESSARIO.

Ma nella storia, prima di oggi, QUANTE ALTRE IDEOLOGIE DOMINANTI hanno sostenuto che ALTRI COMPORTAMENTI fossero, naturali, normali e necessari?”.

Ed ora Ravanelli vi lascio con questa domanda: ma chissà quanti “miti” esisteranno intorno alla carne? Se siete curiosi, li vediamo nella terza ed ultima parte della Lectio di Melanie Joy!

E come sempre, un buon, buon appetito da Ravanello Curioso.

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AGGIORNAMENTO DEL 20 novembre 2012:
Ed ecco tutta la Lectio Magistralis scaricabile in PDF! Buona Lettura!