Ravanelli raggianti, bentrovati! Parliamo un pò del miglio? Io lo amo, pur avendolo conosciuto solo in tarda età.polpettone-miglio_cannellini_5

Non credo sia un caso: l’averlo conosciuto solo in tarda età, mi restituisce il senso di quanto sia tangibile constatare che l’ideologia alimentare ha un ruolo essenziale nel definire i comportamenti degli uomini, spesso senza che questi nei siano consapevoli. La disponibilità o meno di tipologie di alimenti attiene sempre a modelli economici e politici, che i più ignorano e che maldestramente usano come legittimazione delle loro non-scelte. Quando si incensano, ad esempio, “gli ingredienti facilmente reperibili”, si convalida anche altro: gli ingredienti reperibili sono quelli che “altri” hanno scelto di rendere tali, nel particolare e specifico contesto storico, economico e sociale di ciascuno.

Se io non mi ci riconosco, in questi ingredienti facilmente reperibili, se io desidero altro, mi devo dar da fare per trovare quello in cui sento di riconoscermi. In altre parole: tocca sgambettare non poco. polpettone-miglio_cannellini_6

Discorsi per nulla dissimili si intersecano con il destino di un cereale la cui parabola è aneddotica: da re dei cereali italiani a “mangime per gli uccellini”; tralasciando ragioni di convenienza e di economicità legate alla maggiore resa del mais ecc … ecc … a tutti note, di questa parabola mi incuriosisce un aspetto particolare: con l’arrivo del mais, nei confronti del miglio, si mise in moto una “riduzione dall’ignoto al noto”. Il mais era (allora) “l’ignoto” e fu alimento che persino i contadini guardavano con disappunto e ostilità: venne però introdotto, trattato e cucinato con le stesse regole di grammatica culinarie note all’epoca e così, del mais in Italia si fece polenta, che per secoli aveva invece visto il miglio come ingrediente principe, mentre nell’America, da cui il mais arrivava, questa preparazione era sconosciuta proprio perché le regole di grammatica culinaria erano diverse. (Per approfondimenti, vedere Montanari).

Non è divertente? E’ un po’ meno divertente arroccarsi su posizioni autoreferenziali, dominanti o assolutistiche, criticando chi va in cerca del diverso: meglio fare un passo indietro, osservarsi da fuori e comprendere che il sistema alimentare funziona in tutte le società come un codice di comunicazione, regolato da convenzioni identiche a quelle che sostanziano di senso e di stabilità i linguaggi verbali.

Se vuoi ascoltare parole nuove, devi uscire a cercarle; già, difficile trovarle in un centro commerciale od in uno spot pubblicitario.

Con questa ricetta partecipo a Salutiamoci! perchè qui, di parole nuove, ce ne sono un sacco ed una sporta: Salutiamoci è l’ormai famosissimo gioco di Stella, Lo, Cobrizo e Brii: “La sfida consiste nel cucinare qualcosa di buono, bello e soprattutto sano, alla scoperta di nuovi ingredienti nel rispetto della loro stagionalità, approfondendo la conoscenza del rapporto tra cibo e salute, ed evitando soprattutto facili scorciatoie industriali o scelte che prediligano solo l’occhio o il palato senza tener conto della salubrità nel lungo termine”. Questo mese il gioco è ospitato da Architettarte che ci propone delle ricette spettacolari con il miglio. E mi raccomando, correte tutti a vedere il bellissimo blog di Salutiamoci!.

Dosi per un bel polpettone per 4/6 persone:

  • polpettone-miglio_cannellini_13 T di miglio cotto con il metodo della non cottura
  • 100 gr di semi di girasole bio
  • 200 gr di fagioli cannellini cotti
  • 1 cipolla bio
  • 2 carote bio
  • 3 C di tamari o di shoyu bio
  • 2 c di spezie mediterranee: origano, rosmarino e salvia ridotti in polvere
  • farina di ceci bio qb
  • pan grattato integrale di pasta madre per la copertura

(Nella foto vedete 2 polpettoni, perchè uno, raffreddato e porzionato, è finito in congelatore per i momenti bui.)

Con l’aiuto di un mixer, tritare la cipolla ed una carota, avendo cura di non ridurle in purea: strizzare molto bene le verdure con le mani, per eliminare l’acqua in eccesso e mettere l’impasto in una ciotola. Riutilizzare il mixer per tritare i semi di girasole: non ridurli in polvere, ma mantenerli a pezzetti fini ed aggiungerli alle verdure tritate. Sempre nello stesso mixer mescolare per un minuto il cereale cotto ottenendo un impasto sodo, anche se piuttosto appiccicoso. Mettere tutto nella ciotola.

Amalgamare bene tutti gli ingredienti, compresa la carota avanzata che avrete tagliato a cubetti ed i fagioli cannellini; unire la salsa di soia e le spezie. Unire qualche cucchiaio di farina di ceci, che ci aiuterà a tenere insieme in polpettone.

Dare la forma al polpettone e metterlo in una teglia, oleata ed infarinata; spennellare con un po’ di shoyu e spolverare di pan grattato.

Infornare a 200° per circa 45/50 min o fino a doratura, ricordando che il miglio si comporta come la polenta: finchè è caldo, rimane bello morbido, ma quando si asciuga e raffredda, si trasforma in un bel blocco compatto ;-D. Accompagnare con verdure di stagione: io ho servito con crauti tagliati fini fini e saltati velocemente in padella e con un po’ di piselli rimasti da quest’estate, perchè devo dar fondo a tutto quello che rimane in congelatore! 😀

polpettone_1

me-lo-portoE poiché il polpettone è perfetto per la pausa pranzo al lavoro, come vedete in tutta la sua bellezza nella foto qui sopra, corro di nuovo a proporre la mia ricetta a Mimma del Blog Pasticci e Pasticcini e partecipo al Contest “Me lo porto in ufficio”.

Perchè l’idea mi piace ed è particolarmente nelle mie corde: sarà perchè son sempre fuori casa e vivo di schiscetta?.

Ricordandovi che io, Felicia e Marco Bianchi stiamo incessantemente lavorando al contest Felici e Curiosi, e che manca poco alla proclamazione dei vincitori, vi invito ad andare a sbirciare tra le 300 ricette pervenute …

rav FBE come sempre,

un buon, buon appetito da Ravanello Curioso!

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