Che il 2012 ci regali il miracolo di un’accresciuta ed illuminata coscienza (cum-scire?) collettiva. E’ bene saperlo sin d’ora: questa passa, anche, per la nostra bocca e per ogni nostro gesto quotidiano.

Cominciamo a riconoscere i nostri errori e che ognuno di noi abbia la forza di domandarsi: ma è proprio necessario fare la spesa solo nella Grande Distribuzione Organizzata? E perchè tralasciare i piccoli agricoltori locali e bio? E, per esempio, l’acqua … è proprio necessario acquistarla in bottiglia e devastare il pianeta con un inferno di plastica? Ma tutta quella carne, proveniente da orrendi e brutali allevamenti industriali, che trovo così facilmente al supermercato, mi fa proprio bene? Sono così sicuro che faccia bene ai miei figli ed al mio pianeta? Ma il detersivo … lo compro o lo posso facilmente produrre in casa, senza generare un inquinamento immondo per due semplici piatti sporchi? Ma tutta ‘sta mania dei disinfettanti, disincrostanti, igienizzanti … ma a che mi servono? …

Ebbene si, queste ed altre piccole e semplicissime domande, sono solo il primo stimolo per cominciare a riflettere …

Suvvia facciamo uno sforzo, italiani tutti, amici Ravanelli, malinconici dell’ultima ora, che ne dite se apriamo gli occhi? Ci STIAMO imbrogliando su tutto, con le nostre stesse e complici mani.

Dall’articolo “Agricoltura Contadina – La vendita delle terre di proprietà pubblica deve essere fermata!” – 28 dicembre 2012 – Si sono venduti l’energia, i trasporti, gli acquedotti, gli immobili, le strade e adesso si vendono pure la Madre. Un paese che vende le terre agricole pubbliche rinuncia definitivamente alla propria Sovranità Alimentare. Non è con la vendita ma con una progettazione sana e lungimirante di valorizzazione del patrimonio che si costruisce un’economia sana e si protegge il territorio da devastanti speculazioni.

Forse non tutti sanno che l’art.7 della legge del 12 novembre 2011 programma in tempi rapidi l’alienazione (vendita) dei terreni agricoli demaniali. La fine arguzia degli emendamenti apportati dal più recente Decreto Monti è addirittura peggiorativa estendendo il provvedimento ai terreni “a vocazione agricola”.

Eccoci dunque arrivati a quella che potrebbe essere l’ultima tappa di un oscuro cammino iniziato 2 decenni fà circa, un processo di svendita dei beni pubblici a privati in nome di una più efficente gestione, come se la logica del profitto privato avesse mai reso dei servigi alla collettività. Si sono venduti l’energia, i trasporti, gli acquedotti, gli immobili, le strade e adesso si vendono pure la Madre: si vogliono vendere la terra in un contesto internazionale dove stà crescendo a ritmo costante il fenomeno denominato Land Grabbing, l’accaparramento di terreni agricoli da parte di soggetti economicamente forti (paesi in forte crescita e multinazionali). [omissis] Procedendo nella lettura del testo normativo “troviamo lapidario il comma 5: “Le risorse nette derivanti dalle operazioni di dismissioni di cui ai commi precedenti sono destinate alla riduzione del debito pubblico.” Le risorse nette derivanti equivarrebbero a circa 6 miliardi di euro, una goccia nel mare del debito (circa 1800 miliardi) quando il costo stimato delle opere per la TAV in Val di Susa è di 20 miliardi! Con il risultato di essersi sbarazzati del patrimonio senza tappare alcun buco di bilancio.

A questo punto sentiamo l’urgenza di dire che un paese che vende le terre agricole pubbliche è un paese che rinuncia definitivamente alla propria Sovranità Alimentare, è un paese che mette con prepotenza l’interesse privato al di sopra del bene comune, è un paese che non saprà come raccontare ai propri figli che si è venduto la terra in nome del bilancio finanziario.

La vendita delle terre dello stato deve essere fermata!

Ridiscutiamo, invece, le modalità di gestione delle terre agricole di proprietà degli enti pubblici!

Noi rete delle associazioni contadine proponiamo che le terre di proprietà pubblica individuate in base all’art. 7 della legge di stabilità siano oggetto non di vendita ma di nuovi piani di allocazione:

  • che ci si indirizzi verso affitti di lunga durata a prezzi equi a favore di agricoltori o aspiranti tali, sulla base di progetti che escludano attività speculative.
  • si favorisca l’agricoltura contadina di piccola scala, che è l’unica che può sfamare il mondo senza causarne il dissesto, ma anzi arricchendolo e preservandone la biodiversità seguendo le richieste della Campagna per l’Agricoltura Contadina http://www.agricolturacontadina.org/ .
  • si prediligano progetti di cohousing, cioè di condivisione solidale dei beni e delle risorse, perchè la buona agricoltura è quella fatta con tante braccia pensanti e con poche macchine.
  • si individuino nelle associazioni dei consumatori organizzati i soggetti mediatori tra le istituzioni e le realtà contadine che andrebbero a insediarsi.
  • si renda possibile la costruzione con materiali naturali di abitazioni rurali a bassissimo impatto ambientale come legno e paglia, ma totalmente vincolate all’attività agricola. Questo perchè chi lavora la terra deve anche poterla abitare.

Rete delle Associazioni per l’Agricoltura Contadina, con l’adesione di Circolo Vegetariano VV.TT. e Rete Bioregionale Italiana” Per info e contatti, clikkate qui e per l’immagine, incollata qui sotto, guardate qui.

Per il resto, un buon, buon consapevole appetito da Ravanello Curioso!

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